Vivi la strada ricorda

 

Ricordo di Matteo Maggiore

 

Caro Matteo, vittima e carnefice insieme della tragica strage salentina,

scrivo a te anche se forse tu non puoi sentirmi, non puoi leggermi. Ma scrivo a te, e attraverso te a tanti tuoi coetanei che rischiano la vita spingendo un acceleratore sulle strade, perché spero che da questo dialogo muto e unilaterale arrivino le risposte a tante domande che resteranno nell’aria e nel cuore forse per sempre.

Correvi su una strada improbabile, al volante di una mini, piccola quanto veloce.

Il tachimetro si è fermato segnando 160 orari.

Nei tuoi pochi anni di vita, e pochissimi di patente, ti sarai sentito dire mille volte di non correre, di non rischiare la vita, che il pericolo è dietro l’angolo.

Tua madre e tuo padre ne avranno passate di notti insonni ad aspettarti, magari facendo finta di dormire, finché non hanno sentito girare le chiavi nella toppa.

Una bella notte quella chiave non ha girato ed ora non girerà più.

Non sei tornato e insieme a te non sono tornati altri cinque giovani come te, mentre un’altra sta ancora lottando fra la vita e la morte.

Il conducente eri tu, la “colpa” presumibilmente è tua.

La tua famiglia è impazzita dal dolore e continuerà a impazzire per il resto dei suoi giorni, insieme a loro stanno impazzendo le famiglie degli altri ragazzi che sono volati in cielo insieme a te.

Ora ci saranno inchieste giudiziarie, avvocati, assicurazioni, prove e controprove, cause, risarcimenti danni e tutto quello che ne consegue.

Tu o qualcuno alla fine risulterà colpevole ma questo al momento credo che sia ininfluente.

Quello che mi viene in mente in questo momento è una frase del film “Il silenzio degli innocenti”, quella in cui il “mostro” Hannibal Lecter, che minacciava di uccidere la figlia di una illustre donna politica, le chiede gelidamente e cinicamente se sente ancora i morsi di quando l’aveva messa al mondo, i dolori del parto, la dolcezza dei momenti in cui l’aveva allattata, dolorosa più del dolore stesso.

Bene, quei ricordi, quei dolori, quei morsi resteranno per sempre nell’animo della tua mamma, urleranno di dolore nel suo animo e in quello di tutte le altre mamme dei ragazzi morti, insieme al vuoto della vostra assenza, ogni secondo della loro vita, ogni secondo in cui penseranno che non ci siete più.

Ora però, mentre scrivo, di una cosa sola sono certa: tu non volevi questo, tu non potevi volere questo. Tu, mentre correvi incosciente e spensierato eri lontanissimo da questi pensieri, certo non volevi straziare di dolore la tua famiglia, non volevi la disperazione della tua mamma, non volevi seminare tanto dolore intorno a te, non volevi far del male ai tuoi amici e di certo non volevi buttare via la tua vita.

Non pensavi in quel momento che per quella tua corsa incosciente di un attimo avresti compromesso il TUO futuro, il TUO domani, tutta l’allegria, la spensieratezza dei tuoi anni, tutte le serate allegre che sarebbero venute, il sole, l’amore, le scorribande in spiaggia. Non ci hai pensato davvero o non avresti corso di sicuro.

In quel momento non hai sentito nelle orecchie tutti gli inviti alla prudenza e le raccomandazioni “pallose”, le sollecitazioni alla responsabilità e a pensare che la fatalità è sempre dietro l’angolo.

E per favore non rispondermi che la colpa è nostra, che i primi colpevoli siamo noi, la società che vi dà falsi valori, le auto veloci che vi mettiamo nelle mani, i modelli educativi che vi arrivano da tutti i telefilm e da tutti i cartoni animati del mondo che vi dipingono una vita da invincibili, sempre “no limits”.

Noi siamo colpevoli della tua stessa colpa: dell’incoscienza di essere andati dietro con troppa leggerezza a benessere e progresso e ricchezza e falsi miti, senza capire che tutto questo, prima o poi, lo avremmo pagato con il sangue dei nostri figli.

Noi abbiamo pensato ingenuamente che le nostre prediche “pallose”, le nostre “paranoie” fossero sufficienti, abbiamo dimenticato che alla tua età eravamo sordi ad ogni raccomandazione e che, a nostro modo, abbiamo corso i nostri rischi, più piccoli e diversi ma pur sempre rischi, e in più larga percentuale ci è andata bene, perché siamo qui a raccontarli.

Ora però, da mamma che soffre insieme alla tua mamma e a tutte le mamme che hanno perso i loro figli adorati, mi auguro per te una cosa sola: che dovunque tu sia in questo momento, sia in un mondo fatto davvero di luce o di niente, in un posto in cui non possa raggiungerti il rimorso di aver spezzato la tua vita e quella dei tuoi amici, in un posto dove morire non rappresenta la tragedia che rappresenta per noi, dove non c’è rimpianto per quello che si è lasciato, perché se così non fosse ora stai impazzendo anche tu, ancora più dolorosamente e più crudelmente di noi che siamo qui a piangerti e a piangervi.

Te lo auguro con tutto il mio cuore ragazzo mio. Perché la condanna peggiore che tu o chiunque sia colpevole di tanta tragedia potrebbe avere, oltre quella di assistere impotenti al nostro strazio, sarebbe quella di stare da qualche parte a guardare questa vita bella e brutta che continua a scorrere sotto di voi e senza di voi e pensare con rabbia e rimpianto e rammarico: “Quanto sono stato stronzo, avessi rispettato la legge, i limiti di velocità, ascoltato le pubblicità progresso, letto gli articoli sui giornali, i cartelloni stradali. Ora saremmo tutti vivi e avremmo ancora tanto di cui godere. Quanto sono stato stronzo, avessi dato retta a mamma”.

Oggi è Ferragosto e tu non sei al mare, non ci sarai mai più. Vacci, se puoi, insieme a tutti i giovani del mondo, godi con loro, tieni il loro piede alla giusta pressione sull’accelleratore, i loro occhi sulla strada, le loro coscienze vigili.

Parla ai loro cuori, racconta la tua esperienza, digli di non fare la tua fine.

E comunque, dovunque tu sia, buona fortuna, ragazzo mio.